Il riscaldamento elettrico a effetto Joule diventa standard d’eccellenza con la nuova normativa | DLgs 5/2026

Il Decreto Legislativo 5 del 9 gennaio 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, rappresenta uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni per il settore dell’edilizia efficiente e degli impianti termici. Se stai progettando o installando sistemi di riscaldamento per edifici in classe energetica A o B, questo decreto cambia le regole del gioco in modo sostanziale: e i vantaggi per il riscaldamento elettrico radiante sono concreti, misurabili e immediati.

In questo articolo approfondiamo punto per punto cosa prevede la norma, quali scenari si aprono per i professionisti del settore — termotecnici, progettisti, installatori, imprese edili — e perché le soluzioni di riscaldamento elettrico radiante come quelle proposte da Khema sono oggi più competitive che mai.

Perché il D.Lgs. 5/2026 è una svolta

L’Italia, come tutti i Paesi dell’Unione Europea, è impegnata in un percorso di decarbonizzazione progressiva del parco edilizio. Gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 e al 2050 impongono una transizione rapida verso edifici a energia quasi zero (NZEB — Nearly Zero Energy Building) e verso sistemi di riscaldamento sempre meno dipendenti da combustibili fossili.

Il D.Lgs. 5/2026 interviene modificando in modo diretto l’Allegato III del precedente D.Lgs. 199/2021, che disciplinava gli obblighi di integrazione delle fonti di energia rinnovabile negli edifici. La novità principale riguarda le modalità con cui questi obblighi possono essere assolti: non più soltanto attraverso sistemi idronici complessi, ma anche — e in modo pienamente soddisfacente — attraverso impianti fotovoltaici abbinati a sistemi di riscaldamento elettrico ad effetto Joule.

Si tratta di un riconoscimento normativo che i professionisti del settore attendevano da tempo: l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili e utilizzata direttamente per generare calore è finalmente equiparata, sul piano regolamentare, alle soluzioni che richiedevano impianti molto più complessi e costosi.

Cosa prevede l’art. 29

Il cuore del decreto è l’articolo 29, che modifica il punto 2 dell’Allegato III del D.Lgs. 199/2021. La norma stabilisce esplicitamente che l’obbligo di rispettare una quota di energia da fonti rinnovabili (FER) può essere assolto, per le unità immobiliari con classificazione energetica A o B, tramite impianti da fonti rinnovabili che producano energia elettrica destinata ad alimentare dispositivi per la produzione di calore con effetto Joule.

In altre parole: fotovoltaico + riscaldamento elettrico = obbligo FER soddisfatto. Completamente, senza bisogno di sistemi ausiliari o integrativi.

Questo è un principio che semplifica enormemente la progettazione e abbatte i costi di realizzazione degli impianti, eliminando la necessità di soluzioni ibride che spesso rendevano più complessa la fase esecutiva e più onerosa la manutenzione nel tempo.

Le quote di rinnovabili per classe energetica:

Il decreto stabilisce quote minime di copertura del fabbisogno energetico tramite fonti rinnovabili, differenziate per classe energetica dell’edificio. Capire questi numeri è fondamentale per progettare correttamente e per comunicare con chiarezza ai clienti finali:

  • Edifici NZEB (Nearly Zero Energy Building): copertura minima dell’80% del fabbisogno energetico totale da fonti rinnovabili.
  • Edifici in Classe Energetica A: quota richiesta tra il 65% e il 70%.
  • Edifici in Classe Energetica B: soglia minima compresa tra il 55% e il 60%.

 

Con un impianto fotovoltaico ben dimensionato e un sistema di riscaldamento elettrico ad alta efficienza come quelli proposti da Khema, raggiungere e superare queste soglie è non soltanto possibile ma concretamente realizzabile anche senza l’ausilio di pompe di calore, caldaie a condensazione o altri sistemi a fluido.

L’effetto Joule: il principio che cambia le regole

Per comprendere a fondo il valore di questa normativa è utile ricordare cosa sia l’effetto Joule. Si tratta di un principio fisico fondamentale: quando una corrente elettrica attraversa un conduttore, l’energia elettrica viene convertita interamente in calore. Nei sistemi di riscaldamento elettrico radiante — pannelli a soffitto, sistemi a pavimento, radiatori elettrici — questo processo avviene con un’efficienza del 100%: ogni watt di energia elettrica assorbita si traduce in un watt di calore.

Non ci sono dispersioni lungo tubazioni, non ci sono perdite di efficienza legate a vettori termici intermedi, non ci sono cicli di accensione e spegnimento che riducono le prestazioni del sistema nel tempo. L’energia entra nell’impianto e diventa calore, punto. Questo rende i sistemi a effetto Joule particolarmente adatti a essere abbinati con il fotovoltaico in una logica di autoconsumo istantaneo: quando il sole genera energia, quella energia viene usata direttamente per scaldare gli ambienti, senza perdite di trasformazione.

Vantaggi concreti per progettisti e installatori

Il D.Lgs. 5/2026 non è solo una buona notizia sul piano normativo: ha implicazioni dirette e misurabili sulla progettazione e sull’esecuzione degli impianti. Vediamo i vantaggi più rilevanti per chi opera nel settore:

1. Semplificazione dello schema impiantistico

Eliminare la rete idrica significa eliminare serbatoi di accumulo, collettori, pompe di circolazione, valvole miscelatrici e tutto il corredo tecnico che rende gli impianti idronici complessi da progettare e da gestire. Con il riscaldamento elettrico radiante Khema, lo schema si snellisce drasticamente: l’energia arriva dall’impianto fotovoltaico, viene distribuita all’impianto elettrico dell’edificio e da lì ai sistemi radianti. Meno componenti significa meno punti di possibile guasto, meno tempo di progettazione e meno margine di errore in fase esecutiva.

2. Riduzione dei costi di installazione

La semplificazione dello schema si traduce direttamente in una riduzione del costo di realizzazione. Non sono necessari locali tecnici dedicati, non occorrono forometrie per le tubazioni del circuito idronico, non sono richiesti interventi di coibentazione delle reti di distribuzione del calore. Il risparmio in fase di installazione è reale e quantificabile: un vantaggio competitivo che i professionisti del settore possono trasferire ai propri clienti finali come elemento di valore aggiunto nella proposta commerciale.

3. Manutenzione zero

I sistemi di riscaldamento elettrico radiante non richiedono le manutenzioni periodiche obbligatorie previste per i generatori di calore a combustibile o per i sistemi con fluido termovettore. Non ci sono componenti soggetti a usura meccanica — pompe, bruciatori, scambiatori — che richiedono interventi di revisione. Questo si traduce in un risparmio significativo per il cliente finale nel corso della vita dell’impianto e in un argomento di vendita molto efficace nelle trattative commerciali.

4. Massima valorizzazione dell’energia fotovoltaica

Il riscaldamento elettrico è per definizione il carico che meglio si presta a essere alimentato dall’energia fotovoltaica in autoconsumo. Le ore di maggiore produzione coincidono spesso con i momenti in cui il calore è più necessario, soprattutto nelle stagioni di mezza stagione.

Il posizionamento dell’edificio: classe A e B come requisito strategico

Il D.Lgs. 5/2026 lega i nuovi obblighi in modo esplicito alla classe energetica dell’edificio. Questo crea un incentivo implicito molto forte a progettare e costruire edifici efficienti: solo chi raggiunge la classe A o B può beneficiare della semplificazione normativa introdotta dal decreto, potendo assolvere gli obblighi FER attraverso il binomio fotovoltaico + riscaldamento elettrico.

Per chi opera nel settore delle nuove costruzioni o delle ristrutturazioni importanti, questo significa che puntare alla classe A o B non è più soltanto una scelta di qualità o una leva commerciale: diventa anche il prerequisito per accedere alla soluzione impiantistica più semplice ed economica oggi disponibile sul mercato.

Una risposta tecnica completa

Khema propone sistemi di riscaldamento elettrico radiante pensati per rispondere esattamente a questo scenario normativo. La gamma di prodotti — dai sistemi a pavimento ai pannelli radianti a soffitto — è stata sviluppata per garantire le massime prestazioni in termini di comfort termico, efficienza energetica e integrazione con i sistemi di gestione intelligente dell’edificio.

Per i termotecnici e gli installatori che lavorano con edifici in classe A o B e con impianti fotovoltaici, i sistemi Khema rappresentano oggi la risposta tecnica più completa e normalmente conforme alle nuove prescrizioni del D.Lgs. 5/2026.

Cosa fare adesso

Ogni progetto che riguarda edifici in classe A o B deve essere valutato alla luce delle nuove disposizioni, e i professionisti che sapranno proporre ai loro clienti le soluzioni più aggiornate e competitive avranno un vantaggio reale sul mercato.

Se stai progettando un nuovo edificio, stai ristrutturando un immobile esistente o stai valutando come integrare un impianto fotovoltaico con un sistema di riscaldamento efficiente e a basso costo di gestione, contattaci. Siamo a disposizione per un supporto personalizzato!